Chimica e Rivoluzione

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Jacques-Louis David, I coniugi Lavoisier, olio su tela, 260×195 cm, 1788 (New York, Metropolitan Museum of Art).

Chissà se Lavoiser sapeva la fine che l’attendeva: gloria eterna e testa rotolata a terra per la furia della rivoluzione francese.

Antoine-Laurent Lavoisier, colui che studiò la combustione, scoprì l’ossigeno, introdusse la nomenclatura chimica moderna, a soli cinquant’anni,  nel 1794 fu condannato a morte dal Tribunale Rivoluzionario e ghigliottinato.

I suoi trattati hanno rivoluzionato, nel senso pacifico del termine, il pensiero scientifico e la chimica;  il loro impatto è stato paragonabile a quello avuto sulla fisica dal Principia mathematica di Newton.

Nel 1787 Lavoisier scrisse la Méthode de nomenclature chimique in cui introdusse la nomenclatura chimica sistematica. Usó, per la prima volta, termini come ossigeno, azoto, carbonio e idrogeno; introdusse i suffissi -oso e -ico per gli acidi, -ito e -ato per i sali.

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Nel 1789 pubblicò il Traité élémentaire de chimie, uno dei più grandi testi della scienza occidentale. Con i suoi esperimenti sulla combustione, Lavoisier confutó il flogisto (ipotetica sostanza calda liberata dalla combustione) e individuó nell’ossigeno il responsabile dell’ossidazione dei metalli, della respirazione degli animali. Inoltre, venne esposta per la prima volta la legge della conservazione della materia e una nuova concezione degli elementi chimici: invarianti delle trasformazioni chimiche durante le quali, infatti, la qualità e la quantità degli elementi si conserva.

E nel momento più intenso dei suoi studi, si fa ritrarre da Jacques-Louis David (famoso per l’enorme dipinto dell’incoronazione di Napoleone) insieme alla moglie e agli strumenti del suo laboratorio di chimica. La moglie di Lavoisier era una pittrice – fu allieva dello stesso David – e realizzò alcune tavole presenti nel Traité élémentaire.

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Jacques-Louis David, I coniugi Lavoisier, olio su tela, 260×195 cm, 1788 (New York, Metropolitan Museum of Art).

Un incontro funesto.

Antoine-Laurent Lavoisier faceva parte dell’Académie royale des sciences sin dal 1768,  e nel 1785 ne fu nominato direttore.

Ed qui che il suo destino si scontra, come due elementi che si urtano in una reazione chimica, con un uomo che avrà un ruolo essenziale nella Rivoluzione Francese: Jean-Paul Marat. 

Marat era un medico e aveva anche l’ardore, non solo per la politica diventando “l’amico del popolo”, ma anche per le scienze: si era appassionato, infatti – diventandone un fanatico – degli studi sull’elettricità in cui contestava le teorie di Newton sulla luce e pensava che esistesse un fluido igneo: credeva che il calore emesso dai corpi incandescenti fosse costituito da corpuscoli pesanti e trasparenti e il cui movimento era causa del calore stesso. Era, insomma, un fervente sostenitore della teoria del flogisto. Marat presentò domanda di ammissione all’Académie Royale des Sciences, ma fu rifiutata – per ovvi motivi – da Lavoisier.

Più tardi, nel 1793, Jean-Paul Marat fu il principale accusatore di Lavoisier. Alcuni commentatori dicono che fu una vendetta.

Esattore delle tasse

Ma manca il tassello che collega Lavoisier alla rivoluzione francese. Antoine-Laurent Lavoisier era un facoltoso figlio dell’Ancien Regime. Con l’eredità del padre, un famoso avvocato, aveva comprato la Ferme Générale, un’impresa per la riscossione delle imposte: i ricavi gli servivano per procurarsi gli alambicchi e gli strumenti di misura indispensabili per i suoi esperimenti. Inoltre era anche responsabile dell’amministrazione delle Poudres et salpêtres, le munizioni e gli esplosivi dell’esercito.

Nel 1973 fu decretato l’arresto per tutti i dirigenti della Ferme Générale. Confidando nella sua popolarità e non avendo nulla da nascondere, Lavoisier si presentò spontaneamente al magistratoJean-Baptiste Coffinhal, giudice del Tribunale Rivoluzionario, però, lo condannò all’esecuzione capitale, esclamando:  “La Rivoluzione non ha bisogno di uomini di cultura”. E uno dei principali accusatori di Lavoisier fu, appunto,  Jean-Paul Marat. 

Lavoisier salì sulla ghigliottina l’8 maggio 1794.  Quando la testa rotolò a terra, il matematico Joseph-Louis Lagrange – presente alla esecuzione – mentre il popolo festeggiava – commentò così:

È bastato un secondo per staccargli la testa, ma non basterà un secolo perché nasca un altro come lui“.

Un aneddoto curioso: sembra che Lavoisier abbia chiesto a un domestico di verificare per quando tempo, dopo la caduta della testa, continuasse a battere le ciglia. L’ultimo movimento delle ciglia dovrebbe essere stato quindici secondi dopo la decapitazione. Adesso si sa che il cervello resta attivo fin quando non si consuma tutto l’ossigeno, alcuni studi sui topi hanno rilevato segnali elettrici nel cervello fino a un minuto dopo la decapitazione.  Antoine-Laurent Lavoisier, anche nel momento della sua morte, volle applicare il metodo scientifico che si basa sulla osservazione, sulla misurazione ed elaborazione dei dati.

E per concludere il cerchio, il grande accusatore di Lavoisier fu assassinato prima che la testa dello scienziato rotolasse a terra e battesse le ciglia per svariati secondi. Jean-Paul Marat fu pugnalato, infatti,  il 23 luglio del 1973.  Il dipinto di Jacques-Louis David, sempre lui, ne immortala la scena.

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La morte di Marat – Jacques-Louis David, olio su tela, 1,62 x 1,28 m, 1793 (Bruxelles – Museo Reale delle Belle Arti del Belgio)

 

 

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