Evoluzione

L’evoluzione è di certo qualcosa di cui tutti hanno quantomeno sentito parlare, ma non sempre si ha una conoscenza approfondita della sua complessità e del suo modo di operare.

Esistono diversi saggi scientifici su questo tema, tra cui Il gene egoista e L’orologiaio cieco, entrambi di Richard Dawkins, biologo britannico attivo nel mondo della divulgazione scientifica. I due saggi sopra citati sono tra le sue opere più importanti e trattano entrambi dell’evoluzione, ma approfondendone diversi aspetti. Seguono la teoria di Charles Darwin, introducendo tuttavia alcune differenze.

Entriamo ora nel vivo. In sostanza l’evoluzione è il processo che porta una determinata specie di essere vivente a cambiare, a sviluppare nuovi sistemi, oppure a migliorare quelli già esistenti. Nel corso del tempo, quindi, una specie non rimane immutata, bensì cambia radicalmente, anche se è logico che questo richieda molto tempo. Come, e perché, avviene però tutto questo?

È bene ricordare che ogni aspetto di un essere vivente è regolato in modo assolutamente preciso, dato che la base della vita è il DNA. Questo, infatti, dà istruzioni attraverso complicati meccanismi per la costruzione di catene di amminoacidi, ovvero proteine. I geni, porzioni di DNA, sono quindi fondamentali per la sopravvivenza dell’individuo, poiché senza di essi non verrebbero più create istruzioni per i processi vitali. Una proprietà del DNA è quella di sapersi replicare commettendo pochissimi errori, anche grazie a sofisticati meccanismi di “rilettura”, ma soprattutto alla precisione del sistema. Gli errori tuttavia avvengono, e sono quelli che chiamiamo mutazioni genetiche. Entra qui in gioco uno dei più importanti fattori aventi a che fare con l’evoluzione: la selezione naturale. Questa, come dice il nome, seleziona. Torneremo in seguito a parlare di questa nel dettaglio, ora consideriamo solo che dopo che è avvenuta una mutazione si possono verificare due casi: il primo è che la mutazione sia negativa per la vita, e che quindi il gene in cui si è verificata non si riproduca; il secondo è invece che questa sia positiva, e di conseguenza porti un qualche tipo di vantaggio.

Qualcuno si starà chiedendo per la vita di chi sia negativa o a vantaggio di chi sia la mutazione. Vi è qui una differenza tra il pensiero di Darwin e quello di Dawkins. Il primo sostiene che la mutazione sia positiva o negativa per la sopravvivenza dell’individuo, mentre il secondo afferma che sia il gene la vera unità evolutiva. Il titolo Il gene egoista fa riferimento al fatto che il gene operi solo per il proprio bene. Ciò che avrebbe ingannato Darwin sarebbe stato il vedere nella ricerca di sopravvivenza per l’individuo un vantaggio per questo e non, come afferma Dawkins, per i singoli geni che lo formano. Detto in altre parole, i geni coopererebbero per la salvezza dell’individuo di cui fanno parte solo in nome della propria. La causa di questo “egoismo” è la necessità di trasmettere il patrimonio genetico e l’informazione contenuta in esso. Ci sono anche altri i casi in cui i geni non combattono gli uni verso gli altri, e questo potrebbe essere dovuto al non voler facilitare gli altri geni eliminando un nemico comune. In pratica, dati tre ipotetici geni, se il gene A elimina il gene B, facilita il gene C oltre a se stesso, senza che questo abbia fatto sforzo.

Torniamo ora a parlare di evoluzione più in generale e della sopra citata selezione naturale. Quest’ultima è il modo con cui la prima opera, ovvero il sistema a causa del quale solo alcuni individui sopravvivono.

Un concetto fondamentale è la mancanza di un fine predefinito verso cui l’evoluzione e la selezione naturale operano, da cui il titolo del saggio L’orologiaio cieco. La natura nella sua complessità appare così perfetta da far pensare alla mano di un orologiaio a creare, mentre non c’è alcuno scopo ultimo né disegno intenzionale verso cui la natura si dirige. Un esempio concreto è il sonar dei delfini e dei pipistrelli, grazie al quale entrambi riescono a “vedere” attraverso la ricezione di suoni. È un sistema molto raffinato, dato che questi animali emettono rapidissimamente piccoli suoni, le cui onde si scontrano con l’ambiente circostante. In base al momento e al suono di rimbombo i pipistrelli capiscono a che distanza e come sia fatto l’oggetto. È lo stesso principio dei sonar inventati dall’uomo non molto tempo fa, ma creato dalla natura.

Come è allora possibile essere arrivati a un livello di complessità negli esseri viventi pari o superiore alle invenzioni dei moderni ingegneri? Attraverso una selezione naturale di tipo cumulativo, il che significa che non opera a passi singoli ma procede sfruttando i passi precedenti. Vengono scelte le caratteristiche migliori, quelle grazie a cui si adatta meglio l’individuo, semplicemente perché un individuo con maggiori probabilità di sopravvivenza riuscirà a trasmettere di più il proprio patrimonio genetico e con esso la mutazione che lo avvantaggia.

Appare così chiaro che la selezione naturale, che potrebbe sembrare negativa, come una selezione dura verso i più deboli, sia in realtà un processo molto costruttivo che ha dato vita nel corso dei millenni a vere e proprie meraviglie della natura.

Federico Mantaci

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